quanti subiscono oggi il martirio

#CINA, STOP GLOBALIZZAZIONE e RIDUZIONE in SCHIAVITÙ di TUTTO il GENERE UMANO! ] [ #welfare: è lo stato sociale e assistenziale: che deve essere garantito e condiviso a livello mondiale! NON SI PUÒ FARE GLOBALIZZAZIONE: senza: 1. CERTIFICAZIONE sulla qualità dei prodotti ( noi abbiamo comprato troppi prodotti cinesi che erano scadenti! ) 2. SENZA UNA BASE comune e CONDIVISA di DIRITTI UMANI universali: libertà di religione, uguaglianza nella cittadinanza, e uguaglianza su tutto il Pianeta delle tutele di welfare: validate dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. welfare: come qualsiasi iniziativa diretta a garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini, e dei lavoratori. POICHÉ: senza queste premesse e tutele: la golobalizzazione deve essere immediatamente DISTRUTTA! a #Gerusalemme STOP GENDER Sodom Darwin monkeys scam Hollywood OBAMA Zapatero messe sataniche: banking seigniorage Bestialismo usurocrazia e parassitismo Sistema Bancario Privato, e suo bestialismo umano delle SpA azionisti Soros Rothschild Rochefeller (il cristiano marrano) Padrone FARISEO della Banche centrali: SpA BCE FED FMI. Infatti: sappiamo tutti che la forza di ISRAELE come della Chiesa Cattolica: consiste sempre nel dire la verità! Mentre abbiamo le prove che la Sinagoga può mentire: infatti noi abbiamo il bestialismo goyim umano del FMI BM FED BCE SPA 666 NWO, ed abbiamo il Talmud satanico! adesso i padroni della Rete: cercano di nobilitare il termine GOYIM ( Do non-Jews consider the terms Goy or Goyim to be offensive?) ma, nel Talmud satanico in realtà significa schiavo al pari del Corano Satanico: che conosce i suoi similari Kufir Dhimmis e Murtids, poi, gli induisti hanno gli schiavi dalit! ECCO PERCHÉ CON QUESTI CRIMINALI NOI NON POSSIAMO GLOBALIZZARE NULLA! http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2017/03/05/cina-liglobalizzazione-interesse-tutti_aefc5b20-77f1-4f97-a76d-db9baaa79d24.html
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stop al satanismo delle Lobby ideologia del GENDER! stop al finanziamento della ideologia del GENDER! La messa nera è la versione satanica della messa cattolica. La cerimonia si svolge con pochi adepti, uniti da un forte legame di omertà. STOP A SACRILEGI E PROFANAZIONI! marzo 2017 Vescovi spagnoli denunciano atti blasfemi contro la fede cristiana nel festival di carnevale di Las Palmas, Canarie. ‘MATRIMONI GAY E ABORTO SONO SACRAMENTI SATANISTI’ – noalsatanismo.myblog.it/?p=165 http://www.radiospada.org/2016/02/messe-nere-ostie-e-bambini-profanati/12 feb 2016 – La pratica delle messe nere è politically and legally correct. … si rompe il primo, se si è fatalmente single e/o felicemente gay, e via discorrendo. ‘MATRIMONI GAY E ABORTO SONO SACRAMENTI SATANISTI’
https://www.facebook.com/eliseo.ditocco Eliseo Di Tocco · tu sei scimmia darwin, con evoluzionismo GENDER Sodoma? veramente, mi sembrava che avessi scritto io l’articolo prima di te: in questa notizia! http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2017/03/05/cina-liglobalizzazione-interesse-tutti_aefc5b20-77f1-4f97-a76d-db9baaa79d24.html
SALMAN SAUDI ARABIA SHARIAH ] hai pregato poco ieri: il tuo satana Allah petrodollari dei pedofili poligami: il Gufo SpA FMI al Bohemian Grove, ecco perché oggi lui sembra in pessima salute! ogni RESISTENZA è futile! DRINK YOUR POISON MADE BY YOURSELF!
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my ISRAEL ] in GEDIT mi è sparito “crea nuovo documento” [ perché qualcuno A.I. OGM: lui non voleva che io potessi fare ricerche incrociate! [ MA, ORA “crea nuovo documento”? esso MI È RICOMPARSO!
my ISRAEL ] about [ MA, ORA “crea nuovo documento”? esso MI È RICOMPARSO! ] io ho dietro le mie spalle due santi Cherubini molto incazzati!
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SALMAN SAUDI ARABIA TAKFIRO FIGLIO DELLA BESTIA! mi vuoi dire perché tu ti sei messo a finanziare i satanisti? Chi sostiene la vittoria della Clinton alla elezioni presidenziali in USA: l’Arabia Saudita, visto che gli sceicchi hanno finanziato circa il 25 per cento della campagna elettorale di Hillary Clinton, come dichiarato dal figlio di re Salman in persona..

No al satanismo
PER INFORMARSI E DIFENDERSI DAGLI INGANNI DELLE SETTE E DALLE IDEOLOGIE DI ODIO E DISCRIMINAZIONE CONTRO I CRISTIANI NEL MONDO
Categoria: Cristiani perseguitati
Vescovi spagnoli denunciano atti blasfemi contro la fede cristiana nel festival di carnevale di Las Palmas, Canarie
Vescovi spagnoli denunciano atti blasfemi contro la fede cristiana nel festival di carnevale di Las Palmas, Canarie
Lunedi 27 febbraio 2017 il festival di carnevale di Las Palmas, Isole Canarie (Spagna), si è rivelato uno degli eventi più blasfemi contro i cristiani, (molto simile ad una sorta di messa nera satanica), una ripugnante manifestazione di odio contro Cristo, contro la S. Vergine Maria e contro la Chiesa cattolica, violando il sentimento religioso di tutti i cristiani. Il primo premio di questo “gran galà” di carnevale è stato vinto dalla “performance” del Drag queen denominato Sethlas, che ha messo in scena un numero osceno per deridere la S. Vergine Maria e la crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il numero consisteva nello strip del drag queen travestito da Vergine Maria. Successivamente, egli ha rappresentato Cristo crocifisso che scende dalla croce mentre intona versi blasfemi e provocatori, il tutto circondato da un balletto in cui venivano derisi sacerdoti e suore, simulando una processione religiosa.
L’irriverenza, la provocazione e la mancanza di rispetto caratterizzano le prestazioni di chi è stato scelto come “vincitore del carnevale”. L’indignazione contro questo “spettacolo” si è levata unanime dai social network, dove molti hanno scritto che questa è una violazione dei diritti dei cristiani; molti hanno domandato perchè gli spettacoli di Drag queen non deridono l’Islam o altre credenze…
In questa situazione, il vescovo delle isole Canarie, Mons Francisco Cases, ha scritto una lettera aperta “a chi vorrà leggermi” in cui egli desolato afferma di vivere “il giorno più triste della mia permanenza alle isole Canarie” dove trionfa “la frivolezza blasfema di drag queen, attraverso i voti e gli applausi di una folla inferocita“. Questa ‘performance’ infatti, che non ha nulla di artistico ma più che altro ha molti richiami al satanismo, è stata votata anche attraverso i telefonini dei telespettatori…
“La prima cosa che mi sento di dire con il cuore spezzato è chiedere perdono al nostro Salvatore e alla Sua e nostra Madre benedetta. Perdona il mio popolo, Signore. Perdona i tuoi figli, Madre, e perdona me che devo rispondere davanti a Te per tutti loro. Perdona a tanti nella comunità cristiana che non danno una testimonianza concreta”, ha detto il vescovo Mons Francisco nella lettera resa pubblica dal vescovado delle isole Canarie.
E dopo aver chiesto se non ci sono limiti alla libertà di espressione in offese così gravi contro il sentimento religioso di tutti i cattolici, il vescovo ha invitato i fedeli alla Messa di riparazione e di lode a Dio e alla S.Vergine e per chiedere perdono per questi atti blasfemi, celebrazione che si è tenuta il primo venerdì di Quaresima, venerdì 3 marzo alle 19.30 nella cattedrale.
Il Presidente della Conferenza Episcopale spagnola il Cardinale Ricardo Blázquez ha respinto e denunciato questo “spettacolo” come una grave violazione del rispetto del sentimento religioso dei cristiani.
Il Presidente del Consiglio di governo dell’isola di Tenerife, Carlos Alonso, ha affermato nel suo profilo Facebook che “questo spettacolo di drag queen è un’offesa, non è vera libertà nè festa di carnevale, dal momento che offende i valori di tante persone: questo è un reato nel codice penale”.
Assurdità ancora più grande è che il drag queen suddetto, il cui vero nome è Borja Castillas, è un educatore di bambini, si dichiara ateo e vuole essere professore di religione: è evidente quale “culto” vuole insegnare ai bambini…
In sole 24 ore, più di 27 mila persone hanno firmato una petizione per denunciare l’atto blasfemo di drag queen nel festival di Carnevale di Las Palmas.
La richiesta è stata aperta dalla Asociación Enraizados (Una voce cattolica nella vita pubblica) che, come specificato in una nota, ha ottenuto che la televisione spagnola provvedesse subito alla rimozione dal suo sito della registrazione dello spettacolo blasfemo. Nel suo comunicato, la Asociación Enraizados chiede le dimissioni dei responsabili pubblici della giunta che ha patrocinato il festival di Carnevale di Las Palmas, in quanto hanno permesso che tale “spettacolo” blasfemo avesse luogo e sono responsabili di violazione del codice penale (offesa al sentimento religioso della maggioranza dei cittadini che appartengono alla fede cattolica). Si chiede inoltre che gli sponsor di questo spettacolo oltraggioso si dissocino da tale manifestazione: si invita i cattolici a boicottare acquisti da tali sponsor.
http://enraizados.org/alertas/el-carnaval-de-las-palmas-falta-el-respeto-a-los-cristianos-pide-responsabilidades/
Il Presidente dell’Asociación Enraizados, chiede preghiere di riparazione a tutti i cattolici, specialmente in questo periodo di Quaresima.
nowenna20fatima2020200x100PREGHIERA DELL’ANGELO DELLA PACE A FATIMA:
“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze, con cui Egli è continuamente offeso. Per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori. Amen. “

Fonti
https://infovaticana.com/2017/02/28/carnaval-canarias-blasfema-la-santisima-virgen-cristo-crucificado/
https://www.aciprensa.com/noticias/video-carnaval-de-canarias-premia-a-drag-queen-que-se-disfrazo-de-virgen-maria-87722/
http://www.religionenlibertad.com/desolado-obispo-canarias-denuncia-una-carta-frivolidad-55179.htm
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Posted on 4 marzo 2017Posted in Cristiani perseguitati1 commento
Video appello del Papa: aiutare i cristiani perseguitati. Impegno Quaresima: “in Paradiso non si va in carrozza, ma uscendo dalla schiavitù del peccato”
Video appello del Papa: aiutare i cristiani perseguitati. Impegno Quaresima: “in Paradiso non si va in carrozza, ma uscendo dalla schiavitù del peccato”

Papa Francesco invita ad “aiutare i cristiani perseguitati”, cattolici, ortodossi, protestanti. Nel videomessaggio per l’intenzione di preghiera del mese di marzo ricorda che sono tante le persone “perseguitate a motivo della loro fede, costrette ad abbandonare le loro case, i loro luoghi di culto, le loro terre, i loro affetti”. “Vengono perseguitate e uccise perché cristiani, senza fare distinzione, da parte dei persecutori, tra le confessioni a cui appartengono”.
Quindi, fa una domanda: “Quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati?”. E incoraggia a farlo con lui, “perché sperimentino il sostegno di tutte le Chiese e comunità nella preghiera e attraverso l’aiuto materiale”. Il videomessaggio mostra cristiani delle varie confessioni, chiese distrutte, fedeli di tutte le razze in preghiera e finisce con l’immagine di persone che aiutano in modo concreto chi è vessato per la sua fede.
Quaresima, cammino verso la Luce del Signore Risorto
La Quaresima, che inizia con il Mercoledì delle Ceneri, è tempo di penitenza ma anche di speranza, un tempo che accompagna alla Pasqua, alla Resurrezione del Signore che ha salvato l’uomo dalla schiavitù del peccato. Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale, in un’assolata Piazza San Pietro, davanti a 10mila fedeli, spiegando anche ai fedeli che, come era solito dire Don Bosco, “in Paradiso non si va in carrozza”.La Quaresima è un “cammino di speranza”, quaranta giorni che prendono “luce dal mistero pasquale”, il periodo verso il quale sono orientati. Papa Francesco presenta questo tempo di preparazione alla Pasqua come il cammino verso il Signore Risorto, “che è la Luce”, che chiama “ad uscire” dalle tenebre:
“La Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente ‘dall’alto’, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3). Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza”.
L’Esodo, l’uscita dalla schiavitù verso la libertà e la salvezza
Il Papa richiama il Libro dell’Esodo, che racconta l’uscita degli Israeliti dall’Egitto, la loro condizione di schiavitù, di popolo oppresso costretto ai lavori forzati. L’esodo verso la Terra della libertà che gli ebrei vivranno attraverso il deserto guidati da Mosé, incaricato dal Signore, durerà simbolicamente 40 anni, durante i quali il Signore dà loro la legge, per educarli ad amare Lui e ad amarsi tra loro come fratelli. 40 anni, spiega il Papa, è “il tempo di vita di una generazione” la quale, nonostante la tentazione del ritorno in Egitto, giunge alla Terra promessa:
“Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà. E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore”.
Non si va in paradiso in carrozza
“La Pasqua di Gesù è il suo esodo”, continua il Papa, un esodo con il quale Lui apre la via “per giungere alla vita piena, eterna e beata” e la apre arrivando fino “alla morte di croce”, è il Suo Sangue a salvare gli uomini “dalla schiavitù del peccato”:
“Ma questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. Non è così. La nostra salvezza è certamente dono Suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al Suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi”.
La conversione è un cammino da rinnovare sempre
E’ questa la dinamica del tempo di Quaresima, l’esodo di Cristo che apre agli uomini la strada del deserto dietro di Lui:
“Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con Lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione; Lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo”.
La Quaresima è dunque «segno sacramentale della nostra conversione», del cammino “dalla schiavitù alla libertà”, un cammino da rinnovare sempre – conclude il Papa – in cui si forma la speranza che, forgiata dalle prove, dalle tentazioni, dalle illusioni, dai miraggi, è forte e salda ”sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio”.
Fonti
http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/02/videomessaggio_del_papa_per_i_cristiani_perseguitati/1296016
http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/01/papa_quaresima_%C3%A8_speranza,in_paradiso_non_si_va_in_carrozza/1295735
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Posted on 2 marzo 2017Posted in Cristiani perseguitati1 commento
Dopo la cacciata di Isis, la cattedrale di Mosul ritorna ai cristiani

5 febbraio 2017: Nel video, il momento in cui l’arcivescovo Nicodemo M. Sharaf Daoud, il Metropolita Siro Ortodosso di Mosul, insieme con l’arcivescovo Mor Timothius Shamani di Mar Mousa A. Mattai e alcuni monaci e laici scendono in piazza per rimuovere la grande bandiera dipinta da ISIS, dalla facciata di una chiesa a Mosul.
La chiesa siro-ortodossa di Mosul dedicata a Sant Efrem, un tempo utilizzata dai jihadisti dell’auto-proclamato Stato islamico (Daesh) come sede del Consiglio di stato dei Mujahidin, situata in un’area della città già riconquistata dall’esercito iracheno, è stata visitata da Mar Nicodemus Daoud Matti Sharaf, vescovo siro ortodosso di Mosul. Alcune foto pubblicate dal sito ankawa.com mostrano la chiesa gravemente danneggiata ma non distrutta, dopo più di due anni e mezzo di occupazione jihadista e dopo l’offensiva militare compiuta dall’esercito iracheno e dai raid della coalizione internazionale a guida Usa per riconquistare Mosul.
Il vescovo che ha sconvolto il mondo nel 2014, quando piangeva sconsolato per l’invasione dello Stato Islamico di Mosul, è ora tornato per recuperare la cattedrale come chiesa cristiana e demolire i resti del gruppo islamico.
Domenica 5 febbraio 2017 è già contrassegnato come un giorno speciale nella storia dei cristiani d’Oriente, in particolare quelli della città irachena di Mosul, che è stata oppressa dal sedicente Stato Islamico.
Quel giorno, l’esiliato arcivescovo Nicodemo M. Sharaf Daoud, della diocesi siro ortodossa di Mosul, è ritornato nella cattedrale distrutta e devastata di Sant’ Ephrem nella parte orientale della città.
Durante l’occupazione decennale della città, lo Stato Islamico ha usato questa chiesa come una moschea, mentre ha installato il suo quartier generale presso la sede degli arcivescovi.
“Due anni e mezzo dopo essere stato costretto a fuggire per salvarmi la vita, ho potuto vedere alcune immagini dell’ Arcivescovo nella sua cattedrale, che è la più grande chiesa a Mosul, circondato da macerie, nascondendosi il viso tra le mani, mentre piangeva “, spiega Eduard Pröls, direttore delle campagne CitizenGO in Germania.
Pröls , che negli ultimi anni ha viaggiato diverse volte in Iraq per sostenere i cristiani perseguitati, spiega queste immagini : “Sono stato profondamente toccato nel cuore, perché io ho incontrato più volte il vescovo Nicodemo negli ultimi mesi”.
L’ultima volta che aveva avuto l’opportunità di incontrare l’arcivescovo era stata nel monastero di Mar Mattai, uno dei più antichi del Cristianesimo, che si trova su una montagna a 35 km da Mosul: “Solo cinque mesi fa, nel settembre 2016, quando nessuno credeva veramente che Mosul sarebbe stata liberata”.
“Questo monastero è stato molto vicino alla linea del fronte che divide il territorio conquistato da parte dello Stato Islamico dal mondo libero. Quando il cielo è limpido, si può vedere Mosul da lì “, ricorda Pröls.
Questo incontro ha avuto luogo solo cinque mesi fa, nel settembre 2016, quando nessuno credeva veramente che Mosul sarebbe stata liberata. Il mese successivo, la liberazione parziale della città è stata raggiunta, mentre la parte occidentale della città, attraverso il fiume Tigri, è sotto il controllo dei terroristi.
Dopo due anni e mezzo, prima di tutto nella cattedrale di Sant’ Efrem a Mosul ritorna la preghiera.
L’ Arcivescovo pochi mesi prima piangeva sconsolatamente, perché dopo diversi secoli i cristiani non potevano più andare a pregare a Mosul, ora è tornato Domenica scorsa e, insieme con l’arcivescovo Mor Timothius Mousa A. Shamani di Mar Mattai e alcuni monaci e laici, ha pregato nella chiesa devastata, per la prima volta dopo la liberazione.
Pröls spiega sul sito della piattaforma MasLibres.org: “il momento più emozionante è stato quando, aiutati da un rampone, i vescovi, monaci e tutto il gruppo sono scesi in strada e insieme hanno incrinato la grande bandiera dello Stato islamico dipinta sulle pareti della chiesa “, come mostrato nel video.
P. Alvaro Sanchez Rueda, Osservatorio Antisette
http://www.fides.org/it/news/61679-ASIA_IRAQ_Vescovo_siro_ortodosso_di_Mosul_visita_la_chiesa_di_sant_Efrem_sottratta_all_occupazione_dei_jihadisti#.WKFjn9ThCt8
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Posted on 13 febbraio 2017Posted in Cristiani perseguitati
Le Foibe -Giorno del Ricordo – per non Dimenticare-…imparerà mai l’uomo dai suoi errori….
Le Foibe -Giorno del Ricordo – per non Dimenticare-…imparerà mai l’uomo dai suoi errori….
10 FEBBRAIO Le Foibe -Giorno del Ricordo
Le «foibe», cioè le fosse, le numerose profonde cavità naturali carsiche di cui è disseminata la regione dell’estremo nord-est italiano. Con questo stesso termine intendiamo indicare una tragedia grande e ignorata nella quale piombarono le popolazioni italiane del confine orientale vittime del terrore comunista.

La catena dell’intolleranza e delle persecuzioni
può essere spezzata solo con l’amore e il perdono,
come ci ha insegnato Gesù dalla Croce,
ma a condizione di
NON DIMENTICARE.
Perchè l’uomo fatica ad imparare dai propri errori,
e la storia, fatta di corsi e ricorsi,
troppe volte ci ripropone eventi ai quali non dovremmo più assistere:
come la pulizia etnica nella ex Jugoslavia
o il martirio dei cristiani nel mondo.
Per questo è importante il ricordo,
per evitare il ripetersi di queste atrocità.
PREGHIERA PER I MARTIRI DELLE FOIBE
O Dio, Signore della vita e della morte,
della luce e delle tenebre,
dalla profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te.
Ascolta, o Signore, la nostra voce.
Noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori,
ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti.
E ci rivolgiamo a Te, perché Tu hai raccolto l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro.
Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra,
costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace.
Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua pace.
Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli
di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra,
e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore
la pena per questi Morti, profonda come le voragini che li accolgono.
Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono.
Che se ancora la loro purificazione non è perfetta,
noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera,
la nostra angoscia, i nostri sacrifici,
perché giungano presto a gioire dello splendore del Tuo Volto.
E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà.
Tu ci hai detto: “Beati i misericordiosi perché saranno chiamati figli di Dio,
beati coloro che piangono perché saranno consolati”,
ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia
perché saranno saziati in Te, o Signore,
perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità.
+ Mons. Antonio Santin Vescovo di Trieste (1959)Risultati immagini per una candela per i martiri delle foibeIl “Giorno del Ricordo” è stato istituito dal Parlamento italiano con la legge 30 marzo 2004, n. 92, e viene celebrato il 10 febbraio con l’obiettivo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe
e dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l’Italia, veniva liberata dall’esercito Anglo-Americano, a Trieste e nell’Istria (sino ad allora territorio italiano) si viveva l’inizio di una tragedia:
350.000 italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave, miliziani della dittatura comunista di Tito;
molti furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento.
Tra l’ottobre del 1943 e il maggio del 1945 almeno cinquemila persone (ma forse molte di più) tra istriani e triestini, militari, finanzieri, marinai, maestri elementari, impiegati comunali, minatori, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti,
furono torturati e uccisi dai miliziani di Tito.
Catturati nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, vennero imprigionati e poi gettati, molti ancora vivi, dentro le “foibe”: voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato,
create dall’erosione dell’acqua sull’altipiano del Carso, e profonde fino a 200 metri.
Una pagina triste della nostra storia
un silenzio doloso.
IL MARTIRIO DEI SACERDOTI CATTOLICI UCCISI DAI PARTIGIANI COMUNISTI
La storia delle foibe è legata al trattato di pace firmato a Parigi il 10 Febbraio 1947, che impose all’Italia la cessione alla Jugoslavia di Zara – in Dalmazia –, dell’Istria con Fiume e di gran parte della Venezia Giulia, con Trieste costituita territorio libero tornato poi all’Italia alla fine del 1954.
Dal 1947 al 1954 le truppe jugoslave di Tito, in collaborazione con i comunisti italiani, commisero un’opera di vera e propria pulizia etnica mettendo in atto gesti di inaudita ferocia.
Sono 350.000 gli Italiani che abbandonarono l’Istria, Fiume e la Dalmazia, e più di 20.000 le persone che, prima di essere gettate nelle foibe (cavità carsiche profonde fino a 200 metri), subirono ogni sorta di tortura. Intere famiglie italiane vennero massacrate, molti venivano legati con filo spinato a cadaveri e gettati nelle voragini vivi, decine e decine di sacerdoti furono torturati e uccisi. Nella sola foiba di Basovizza sono stati ritrovati quattrocento metri cubi di cadaveri.
Per decenni questa barbarie è stata nascosta, tanto che l’agenzia di stampa “Astro 9 colonne”, nel fare un conteggio dei lanci di agenzia pubblicati dal dopoguerra ad oggi sul tema delle foibe, ha scoperto che fino al 1990 erano stati poco più di 30.
Negli anni Novanta l’attenzione per il tema è aumentata: oltre 100 fino al 1995, l’anno successivo i lanci sono stati ben 155. Negli anni recenti ogni anno ce ne sono stati addirittura più di 200.
Calcolare esattamente il numero delle vittime è difficile, ma sono stati almeno 50 i sacerdoti uccisi dalle truppe comuniste di Tito.
Interpellato da ZENIT, Piero Tarticchio, che all’epoca dei fatti aveva sette anni, ha ricordato la tanta gente che partecipò al funerale del suo parente don Angelo Tarticchio, parroco di Villa di Rovino e attivo nell’opera caritativa di assistenza ai poveri, ucciso il 19 settembre del 1943 e sepolto il 4 novembre.
Il sacerdote venne preso di notte dai partigiani jugoslavi, insultato e incarcerato nel castello dei Montecuccoli a Pisino d’Istria. Dopo averlo torturato, lo trascinarono presso Baksoti (Lindaro), dove assieme a 43 prigionieri legati con filo spinato venne ucciso con una raffica di mitragliatrice e gettato in una cava di bauxite.
Tarticchio ha raccontato che il 31 ottobre, quando venne riesumato il cadavere, si vide che in segno di scherno gli assassini avevano messo una corona di filo spinato in testa a don Angelo. Don Tarticchio viene oggi ricordato come il primo martire delle foibe.
Un’altra delle vittime fu don Francesco Bonifacio, un sacerdote istriano che per la sua bontà e generosità veniva chiamato in seminario “el santin”. Cappellano a Volla Gardossi, presso Buie, don Bonifacio era noto per la sua opera di carità e zelo evangelico. La persecuzione contro la fede delle truppe comuniste era tale che non poté sfuggire al martirio.
La sera dell’11 settembre 1946 venne preso da alcune “guardie popolari”, che lo portarono nel bosco. Da allora di Don Bonifacio non si è saputo più nulla; neanche i resti del suo cadavere sono mai stati trovati.
Il fratello, che lo cercò immediatamente, venne incarcerato con l’accusa di raccontare storie false. Per anni la vicenda è rimasta sconosciuta, finché un regista teatrale è riuscito a contattare una delle “guardie popolari” che avevano preso don Bonifacio.
Questi raccontò che il sacerdote era stato caricato su un’auto, picchiato, spogliato, colpito con un sasso sul viso e finito con due coltellate prima di essere gettato in una foiba. Per don Francesco Bonifacio il 26 maggio 1997 è stata introdotta la causa di beatificazione, per essere stato ucciso “in odium fidei”.
In “odium fidei” fu ucciso il 24 agosto del 1947 anche don Miroslav Buselic, parroco di Mompaderno e vicedirettore del seminario di Pisino.
A causa della guerra in molte parrocchie della sua zona non era stato possibile amministrare la cresima, così don Miroslav accompagnò monsignor Jacob Ukmar per amministrare le cresime in 24 chiese diverse. I comunisti, però, avevano proibito l’amministrazione.
Alla chiesa parrocchiale di Antignana i comunisti impedirono l’ingresso a monsignor Ukmae e don Miroslav. Nella chiesa parrocchiale di Pinguente una massa di facinorosi impedì la cresima per 250 ragazzi, lanciando uova marce e pomodori, tra insulti e bestemmie.
Il 24 agosto nella chiesa di Lanischie, che i comunisti chiamavano “il Vaticano” per la fedeltà alla chiesa dei parrocchiani, monsignor Ukmar e don Milo riuscirono a cresimare 237 ragazzi.
Alla fine della liturgia i due sacerdoti si chiusero in canonica insieme al parroco, ma i comunisti fecero irruzione, sgozzarono don Miroslav e picchiarono credendolo morto monsignor Ukmar, mentre don Stjepan Cek, il parroco, riuscì a nascondersi.
Alcuni testimoni hanno raccontato che prima di essere sgozzato don Miloslav avrebbe detto “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Al funerale i comunisti non permisero ai treni pieni di gente di fermarsi, nemmeno nelle stazioni vicine. Al processo i giudici accusarono monsignor Ukmar e il parroco di aver provocato gli incidenti, così il monsignore, dopo aver trascorso un mese in ospedale per le percosse ricevute, venne condannato ad un mese di prigione. Il parroco fu invece condannato a sei anni di lavori forzati.
Su don Milo, il tribunale del popolo sostenne che non era provato che “fosse stato veramente ucciso”. Poteva essersi “suicidato a scopo intimidatorio”. Le prove erano però così evidenti che l’assassino venne condannato a cinque mesi di prigione per “troppo zelo nella contestazione”.
Nel 1956, in pieno regime comunista la diocesi avviò segretamente il processo di beatificazione di don Miloslav Buselic, ed è diffusa ancora oggi la fama di santità di don Miro tra i cattolici d’Istria.
(12 Febbraio 2006) © Innovative Media Inc.
Il martirio dei preti italiani negli anni 1944-1947
tratto da: Agenzia Zenit, 22 gennaio 2006.
Come in Spagna, emerge il martirio dei preti italiani negli anni 1944-1947. Si parla di un totale accertato di 129 sacerdoti
Roma – Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando sembrava che le violenze e le barbarie fossero finite insieme al regime nazista, si scatenò la violenza delle bande armate comuniste che fecero migliaia di morti. Tra questi più di 129 sacerdoti e migliaia di cattolici. Per ricordare quelle vittime e cercare di capire come e perché furono uccise tante persone, Marco Pirina insieme ad alcuni amici ha fondato il Centro Studi Storici “Silentes Loquimir” (Silenziosamente parliamo) e dopo aver recuperato nel 1992 i resti di 68 persone gettati in una Foiba, ha condotto una serrata ricerca di documenti, testimonianze, rapporti delle forze dell’ordine, ritagli di giornali dell’epoca per “ridare dignità alla memoria di infoibati e scomparsi”. Dalle ricerche del Centro Studi Storici “Silentes Loquimir” sono nati due volumi di circa 500 pagine ciascuno, con il titolo “1945-1947 Guerra Civile” e “1945-1947, la Rivoluzione Rossa”. Per questo lavoro di ricerca nel 2003 con legge regionale 2/2003 “Silentes Loquimir” è stato riconosciuto come Istituto di Ricerche Storiche di notevole interesse regionale. Dato il notevole interesse suscitato dalla storia di quel periodo, “Zenit” ha voluto intervistare Marco Pirina.
Nel corso delle sue ricerche lei ha documentato la strage perpetrata nei confronti di quanti si opponevano o potevano essere di ostacolo alla diffusione dell’ideologia comunista nel periodo fra il 1944 e il 1947. Può fornirci alcuni dati, quante furono le vittime, quanti gli “scomparsi”?
Pirina: Partiamo da un dato scientifico, che sono le denunce presentate alle autorità giudiziarie, carabinieri, ecc nel territorio italiano. Escludendo le zone dell’Istria e della Dalmazia, che non erano più sotto il controllo dell’autorità italiana, e dove comunque fu compiuta una strage da parte delle truppe di Tito, abbiamo un totale degli scomparsi che è di 50.380, di cui oltre 12.000 gli scomparsi senza un fiore, cioè delle persone di cui non si è mai trovato il corpo. Di queste vittime solo una piccola parte era coinvolta con il passato regime fascista.
Quanti di questi erano sacerdoti o seminaristi e quanti esponenti e militanti di associazioni cattoliche?
Pirina: I dati certi documentano la responsabilità provata di militanti comunisti nell’assassinio di 110 sacerdoti. Analizzando gli scomparsi provincia per provincia siamo arrivati a contare un totale di 129 sacerdoti uccisi. Di 19 non si conoscono gli assassini, anche se sembra un dato certo che a guerra finita, con i nazifascisti sconfitti, soprattutto i partigiani socialcomunisti nutrivano un odio sistematico contro la religione cattolica ed erano anche in grado di organizzare ed eseguire omicidi. Per quanto riguarda i dirigenti cattolici, basti dire che solo a Bologna sono scomparsi circa 160 coltivatori cattolici, che non volevano far parte delle cooperative rosse e non erano d’accordo a essere sottomessi alle organizzazioni comuniste. I militanti comunisti non hanno avuto pietà neanche dei partigiani cattolici che combattevano i nazifascisti.
Tra l’8 e il 12 febbraio 1945 a Porzûs in Friuli un gruppo di partigiani cattolici appartenenti alla brigata Osoppo venne massacrata da una brigata comunista guidata da Mario Toffanin. Tra le vittime Ermes, nome di battaglia di Guido, fratello dello scrittore Pierpaolo Pasolini. I comunisti uccisero i partigiani cristiani perché si opponevano alla politica di alleanza con le truppe di Tito che voleva l’annessione di territori italiani alla Slovenia.
Per la causa di beatificazione e canonizzazione del seminarista Rolando Rivi, la Chiesa cattolica parla di martirio cioè di un crimine commesso in odio alla fede. Quante e quali altre storie di martirio lei conosce?
Pirina: Le storie di martirio sono molte e diverse, ne ricordo alcune. Don Francesco Bonifacio, un sacerdote docile e pio, dedicato a opere di carità e zelo, l’11 agosto del 1946 venne prelevato a casa dalle cosiddette guardie popolari, venne ucciso e gettato in una foiba. Di lui non si saprà più nulla. Nel 1998, dopo che è stata pubblicata una sua biografia è stata introdotta la causa di beatificazione. Don Giovanni Dorbolò infoibato il primo maggio 1945; don Nicola Fantela affogato a Ragusa con la pietra al collo il 25 ottobre 1944; don Ugo Bardotti, ucciso a Cevoli (Pi) il 4 febbraio 1951, sulla cui lapide è scritto: Ucciso in odio alla fede. L’aspetto più agghiacciante di queste storie è l’odio esercitato contro la fede cattolica e contro i sacerdoti che ne erano espressione. Gli assassini non si sono accontentati di ucciderli. Si tratta di sacerdoti che non avevano fatto male a nessuno, anzi erano esempi di carità e aiuto per tutti. Don Giuseppe Lendini fu ucciso a Crocetta di Pavullo in provincia di Modena, il 21 luglio 1945. I suoi assassini lo hanno picchiato e torturato per costringerlo a bestemmiare. Quando venne ritrovato il corpo, varie ossa erano state spezzate, crivellato di proiettili con il cranio fracassato e privo degli occhi. Don Giuseppe Tarozzi, di Riolo di Castefranco, è stato tagliato a pezzi e messo in un forno. Don Carlo Terenziani è stato cosparso di vino prima di finirlo con colpi di mitraglia. Don Giuseppe Jemmi fu picchiato a sangue insultato e sbeffeggiato dai partigiani comunisti prima di essere falciato da una raffica di mitra. Sul suo cappello fu appiccicata una stella rossa. Nel 2004 l’Osservatore Romano ha chiesto che si iniziasse il processo di beatificazione per don Jemmi.
Storie molto simili ai martiri di Spagna?
Pirina: Molti dei commissari politici delle formazioni partigiane e garibaldine avevano combattuto in Spagna negli anni 1935-1936, quando si sparava sui crocifissi, sulle chiese, sulle statue e le immagini di Maria, quando vennero trucidati suore, sacerdoti, attivisti di associazioni cattoliche. Così si é ripetuto in Italia parte di quello che avevano già fatto in Spagna. Al funerale di don Ugo Bardotti, il Vescovo di San Miniato non esitò ad accomunare l’assassinio del sacerdote della sua diocesi, al “clero martire della guerra di Spagna e alla Chiesa perseguitata nel blocco sovietico dell’Est Europa”.
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Posted on 10 febbraio 2017Posted in Cristiani perseguitati
Il Papa: basta violenze contro i cristiani; necessaria l’unione di tutti i cristiani di fronte alle persecuzioni
Il Papa: basta violenze contro i cristiani; necessaria l’unione di tutti i cristiani di fronte alle persecuzioni
San Paolo indica la strada: “l’amore di Cristo ci invita alla riconciliazione”(2 Corinzi 5: 14). I Cristiani possono essere sempre strumenti di pace!
I cristiani sono chiamati a testimoniare l’amore di Cristo anche di fronte alle violenze e persecuzioni. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza ai membri della Commissione mista Internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali (27 gennaio 2017). Il sangue dei martiri, ha detto il Pontefice, è ancora oggi seme di nuovi cristiani e strumento di pace e comunione.
Testimoniare Gesù anche quando si è perseguitati, quando si è vittime di atti terribili e persecuzioni. Papa Francesco ha colto l’occasione dell’incontro con la Commissione di dialogo tra cattolici e ortodossi orientali per mostrare la sua vicinanza ai tanti cristiani che oggi soffrono a causa dei fondamentalismi.
Di fronte a violenze e persecuzioni, cristiani siano uniti
“Molti di voi – ha rilevato – appartengono a Chiese che assistono quotidianamente all’imperversare della violenza e ad atti terribili, perpetrati dall’estremismo fondamentalista”:
“Siamo consapevoli che situazioni di così tragica sofferenza si radicano più facilmente in contesti di povertà, ingiustizia ed esclusione sociale, dovute anche all’instabilità generata da interessi di parte, spesso esterni, e da conflitti precedenti, che hanno prodotto condizioni di vita miserevoli, deserti culturali e spirituali nei quali è facile manipolare e istigare all’odio. Ogni giorno le vostre Chiese sono vicine alla sofferenza, chiamate a seminare concordia e a ricostruire pazientemente la speranza, confortando con la pace che viene dal Signore, una pace che insieme siamo tenuti a offrire a un mondo ferito e lacerato”.
Vicino a popolazioni provate da guerre e persecuzioni
Ancora, riecheggiando San Paolo, il Papa ha evidenziato che “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”. Si è quindi unito nella preghiera alle Chiese che soffrono, “invocando la fine dei conflitti e la vicinanza di Dio per le popolazioni provate, specialmente per i bambini, i malati e gli anziani”:
“In modo particolare ho a cuore i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e i fedeli, vittime di rapimenti crudeli, e tutti coloro che sono stati presi in ostaggio o ridotti in schiavitù”.
Rispondere con il Vangelo alla logica della violenza
Il Papa ha così rivolto il pensiero ai tanti martiri “che hanno dato coraggiosa testimonianza a Cristo”. Essi, ha ammonito, “ci rivelano il cuore della nostra fede, che non consiste in un generico messaggio di pace e di riconciliazione, ma in Gesù stesso, crocifisso e risorto: Egli è la nostra pace e la nostra riconciliazione”:
“Come discepoli suoi, siamo chiamati a testimoniare ovunque, con fortezza cristiana, il suo amore umile che riconcilia l’uomo di ogni tempo. Laddove violenza chiama violenza e violenza semina morte, la nostra risposta è il puro fermento del Vangelo, che, senza prestarsi alle logiche della forza, fa sorgere frutti di vita anche dalla terra arida e albe di speranza dopo le notti del terrore”.
Il sangue dei martiri seme di nuovi cristiani e di pace
“Il centro della vita cristiana, il mistero di Gesù morto e risorto per amore – ha soggiunto – è il punto di riferimento anche per il nostro cammino verso la piena unità”. Ed ha affermato che la vita di martiri richiama “alla comunione, a camminare più speditamente sulla strada verso la piena unità”. “E noi – ha aggiunto a braccio – cosa aspettiamo?”:
“Come nella Chiesa primitiva il sangue dei martiri fu seme di nuovi cristiani, così oggi il sangue di tanti martiri sia seme di unità fra i credenti, segno e strumento di un avvenire in comunione e in pace”.
(Da Radio Vaticana)
Invocazioni per l’unità dei cristiani
O Dio, per la tua maggior gloria, raduna i cristiani dispersi.
Perchè il mondo creda in te, raduna i cristiani dispersi.
Perchè trionfi il bene e la verità, raduna i cristiani dispersi.
Perchè vi sia un solo gregge sotto la guida di un solo pastore, raduna i cristiani dispersi.
Perchè sia confuso l’orgoglio di satana, raduna i cristiani dispersi.
Perchè regni infine la pace nel mondo, raduna i cristiani dispersi.
PREGHIAMO
Padre santo, che per mezzo del Figlio tuo hai voluto riunire
tutti i popoli nell’unità di una sola famiglia,
concedi che tutti coloro che si gloriano del nome cristiano
sappiano superare ogni divisione e divengano una cosa sola
nella verità e nella carità.
Fa’ che tutti gli uomini siano presto illuminati dalla luce
della vera fede e si incontrino in comunione fraterna nell’unica Chiesa.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
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Posted on 30 gennaio 2017Posted in Cristiani perseguitati
Giornata della Memoria: ricordiamo anche i 45 milioni di cristiani uccisi per la loro fede, nel XX secolo, il secolo dei totalitarismi assassini
Giornata della Memoria: ricordiamo anche i 45 milioni di cristiani uccisi per la loro fede, nel XX secolo, il secolo dei totalitarismi assassini
Nella giornata della memoria, 27 gennaio si fa memoria dell’olocausto degli ebrei, perpetrato dai fautori del Nazionalsocialismo. Ma l’olocausto degli ebrei non è stato l’unico sterminio di cui si è macchiata l’umanità “civile” nel secolo scorso.
Ricordiamo anche i 45 milioni di cristiani, uccisi per la loro fede. E’ stato un genocidio religioso, attuato fondamentalmente dai due totalitarismi del secolo XX: il Nazismo e il Comunismo. Del tremendo olocausto ebraico, che ha causato 6 milioni di vittime, non dobbiamo mai dimenticarci, affinchè non accada mai più. Di quello cristiano, che nel secolo scorso ha causato un numero di vittime superiore di nove volte, e che oggi è ancora in atto, pochi si ricordano.
Richard Rubenstein, un rabbino ebreo, di fronte allo scandalo dei campi di concentramento, scrisse che Dio è morto ad Auschwitz: è la “teologia della morte di Dio”, divulgata negli anni ’60. Invece, i discepoli di Cristo, che ha vinto la morte ed è Signore dei risorti, approfittano delle giornate della memoria per elevare lo sguardo della loro intelligenza al disegno salvifico unico e universale di Dio, disegno che si compie nella storia e ha come sola causa Dio stesso, Amore oblativo.
Giustamente si deplora il folle piano di annientamento che i nazisti hanno attuato nei confronti del popolo ebreo, ma anche i cristiani sono state vittime del regime nazionalsocialista, soltanto nella Polonia gli ecclesiastici uccisi dai nazisti furono 6.400.
La repressione hitleriana contro i cattolici risulta essere stata particolarmente feroce soprattutto e anzitutto in quella Polonia rivendicata e poi invasa dal Reich. La Polonia dei lager, primo fra tutti quello di Auschwitz-Birkenau a Oswiecim, luogo del supremo martirio di cristiani e di ebrei a cominciare dal frate minore conventuale san Massimiliano Kolbe (1894-1941) e dalla suora carmelitana scalza santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, ebrea convertita (1891-1942).
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Alla fine della Seconda guerra mondiale, le vittime cattoliche polacche mietute dai tedeschi contano 4 vescovi, 1996 sacerdoti, 113 chierici e 238 religiose. I deportati nei campi di prigionia e di sterminio sono stati in totale 3642 sacerdoti, 389 chierici, 341 conversi e 1117 suore.
A migliaia furono i cristiani annientati nella Russia Sovietica, tra il 1917 e 1925, scomparvero nel nulla 200 mila cattolici.
Come è potuto e può ancor oggi accadere che dell’esistenza di questo fiume di sangue la nostra cultura abbia così scarse memoria e consapevolezza?
Infatti l’Occidente è stato finora cieco e muto, si è rifiutato di vedere e di parlare, c’è stata una sottile ipocrisia della nostra cultura (dai massmedia all’Università, alle varie associazioni politiche).
Per il 27 gennaio la Legge 211 del 20 luglio del 2000 ha istituito in Italia, come in molti altri Paesi del mondo, il «Giorno della memoria» per trasmettere alle giovani generazioni la consapevolezza della Shoah, per rendere omaggio alle vittime e a chi si oppose al progetto di sterminio nazista, sacrificando la propria libertà e la propria vita. Come data è stato scelto il 27 gennaio perché proprio questo giorno nel 1945 venivano aperti i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz.
A pochi giorni di distanza, il 10 febbraio si celebra il «Giorno del ricordo» istituito con la Legge 92 del 30 marzo 2004, per rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le VITTIME DELLE FOIBE , dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Almeno diecimila persone, negli anni drammatici a cavallo del 1945, sono state torturate e uccise a Trieste e nell’Istria controllata dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito.
La prima giornata ha lo scopo di educare i giovani al rispetto reciproco, al rifiuto di qualsiasi manifestazione di razzismo e di antisemitismo, e ai valori fondanti di una moderna società civile.
La seconda giornata ha anche lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate.
Dobbiamo avere memoria dell’esempio, coraggio, amore e testimonianza autenticamente evangelica di quei cristiani che, nelle barbarie perpetrate dal Nazismo e dal Comunismo, misero a repentaglio la loro vita – e in alcuni casi la persero – per cercare di salvare le vittime innocenti della persecuzione.
Quei “giusti” che è importante ricordare, perché solo guardando alla luce di quelle perle spesso nascoste di bene possiamo stare di fronte all’abisso del male, a quella tragedia avvenuta nel cuore dell’Europa solo settant’anni fa.
S. Giovanni Paolo II “I cristiani d’Europa e del mondo, chini in preghiera sul limitare dei campi di concentramento e delle prigioni, devono essere riconoscenti per quella loro luce: era la luce di Cristo, che essi hanno fatto risplendere nelle tenebre” (Lettera apostolica per il quarto centenario dell’unione di Brest, 12 novembre 1995, N.4).
LUOGHI COMUNI SU CHIESA E NAZISMO
La simpatia della Chiesa verso il nazismo è una delle più deboli leggende nere, ma anche una tra le più diffuse e persistenti. Su questo argomento sono sorti tanti luoghi comuni divenuti spesso cavalli di battaglia per gli anticlericali che sogliono paragonare il cattolicesimo al partito nazionalsocialista. Si sostiene, per esempio, che il Vaticano avrebbe mandato al potere i nazisti, persuadendo il Partito del Centro a votare per Hitler in cambio della promessa di un Concordato, per poi abbandonare il partito una volta che questo fu stipulato. Nella realtà, la prospettiva di un concordato non ebbe alcuna parte nei negoziati tra il Centro e Hitler in vista della votazione del decreto dei pieni poteri e il partito cattolico non si sciolse per via delle pressioni vaticane (lo stesso Pacelli apprenderà dell’autoscioglimento dai giornali), ma per via delle minacce che già avevano colpito tutte le forze politiche.
Inoltre, il Concordato venne stipulato non per ricavare vantaggi, nonostante molti continuino a ripeterlo, ma per difendersi dai nazisti. La gerarchia ecclesiastica era ben consapevole della loro inaffidabilità tanto che il cardinale Faulhaber affermò: “con il Concordato siamo impiccati, senza il Concordato saremmo impiccati, torturati e squartati” (M. Burleigh, In nome di Dio Bergamo 2007 pp. 203-207).
Un’altra bufala riguarda il fatto che Hitler fosse cattolico. Se è vero, infatti, che nei discorsi pubblici ci teneva a presentarsi come il difensore della cristianità contro il bolscevismo, è pur vero che privatamente fu assai critico verso il cristianesimo che considerava una religione ebraica (come documentato nelle “Conversazioni a tavola”) e che tali affermazioni pubbliche erano contraddette dalla sua politica ecclesiastica. Infatti, durante tutto il periodo del Terzo Reich entrambe le Chiese furono perseguitate e, come rileva lo storico Sergio Romano, “se avesse vinto la guerra, Hitler avrebbe trattato le Chiese cristiane come stati sconfitti”. Gli abitanti della Germania erano per la maggior parte cristiani (formalmente), ma molti alti gerarchi nazisti (tra cui Hitler stesso) erano fieri avversari del cristianesimo come Martin Bormann, Heinrich Himmler, Alfred Rosenberg, Baldur von Schirach e si proponevano d’eliminarlo. Il moto dell’esercito tedesco “Gott mis uns” (“Dio è con noi”), era già presente fin dai tempi degli imperatori tedeschi e il regime nazista scelse di tenerlo per non accentuare i dubbi già presenti della classe degli ufficiali tedeschi verso il regime.
Non vi fu, inoltre, alcuna alleanza tra i papi e il nazismo per un fronte comune contro il comunismo, anzi durante la guerra la Santa Sede si rifiutò di benedire l’attacco tedesco alla Russia, sia per via del suo atteggiamento improntato alla neutralità, sia perché entrambe le dittature erano anticristiane come spiegò monsignor Domenico Tardini (allora segretario di Stato vaticano) in un colloquio con l’ambasciatore italiano Bernardo Attolico: «[Il comunismo] È il peggiore nemico della Chiesa. Ma non è l’unico. Il nazismo ha fatto, e sta facendo, una vera e propria guerra alla Chiesa» (A. Tornielli. Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro, Milano 2007 pp. 359-360).
Per contrastare l’idea di questa supposta alleanza basterebbe far presente la lettera circolare di Herman Goring intitolata “Decreto sul cattolicesimo politico” nella quale ordinava a tutte le autorità politiche e giudiziarie di procedere contro ogni tentativo dei cattolici d’immischiarsi negli affari dello stato o l’idea accarezzata da Hitler di far prigioniero il papa documentata da una nota del diario di Goebbels del luglio del ’43 (M. Phayer, Il papa e il diavolo, Roma 2008 p. 121).
Una “prova” che i critici del papato portano a sostegno del filonazismo di Pio XII è il presunto aiuto del Vaticano alla fuga di alcuni nazisti (spesso negando o minimizzando l’apporto dato dal papa alla fuga o al nascondiglio di ebrei e partigiani durante la guerra). È noto infatti, che il vescovo Alois Hudal aiutò a far fuggire molti gerarchi: un indizio che agisse per sua iniziativa sta nel fatto che il vescovo austriaco era malvisto negli ambienti vaticani tanto che nelle sue memorie Hudal si lamentò dell‘ostilità subita da Pio XII e da Montini e attaccò il rifiuto delle gerarchie ecclesiastiche a formare un’alleanza con la Germania per fermare il “comunismo ateo”. All’epoca poi, il papa autorizzò il gesuita americano Edmund Walsh a presentare un dossier al Tribunale dei Crimini di guerra a Norimberga in cui si documentavano i crimini e le atrocità dei nazisti (David G. Dalin, “La storia come calunnia. Daniel Goldhagen diffama la Chiesa Cattolica”).
Il fatto che Pio XII non avesse denunciato pubblicamente durante la guerra le atrocità naziste non implica in alcun modo una qualche simpatia per il regime tedesco perché il papa durante la guerra non denunciò pubblicamente neppure le atrocità di Stalin, preferendo agire di nascosto per aiutare le vittime dei totalitarismi e scegliendo di scomunicare i comunisti solo quattro anni dopo la fine del conflitto ossia quando i nazisti non potevano più sfruttare la sua condanna anticomunista a scopo di propaganda. Al contrario, l’antipatia di Achille Ratti e di Pacelli nei confronti del regime tedesco e della sua ideologia è ben nota e documentata, ma poco importa ai calunniatori della Chiesa che alla storia preferiscono la propaganda.
REPRESSIONE HITLERIANA CONTRO I CATTOLICI
Hitler, nemico giurato della Chiesa
Nel 1933, la Santa Sede firma il Concordato con la Germania nazionalsocialista. Il 14 marzo 1937, Papa Pio XI promulga l’enclica Mit Brennender Sorge: è la scomunica del “cristianesimo tedesco” e della “superiorità della razza” teorizzate dal Terzo Reich. Pochi giorni dopo, il 19 marzo, con l’enciclica Divini Redemptoris il pontefice scomunica anche il comunismo ateo regnante in Unione Sovietica.
A tal proposito Brigitte Hamann ha curato una ricerca unica nel suo genere, andando a ripercorrere la giovinezza di Hitler, a ripescare i giornali avidamente letti da Hitler all’epoca del suo “apprendistato” giovanile, e a ricordare i pensatori cui Hitler dovette molte delle idee che poi, una volta al potere, avrebbe portato avanti con fredda determinazione. Anzitutto, nota la Hamman, il padre di Hitler, Alois, è un “anticlericale”, avverso alle scuole religiose, cresciuto nel mito di Bismarck, l’autore della grandezza prussiana, ma anche di una forte persecuzione della Chiesa.
Anche il giovane Adolf viene allevato sin da piccolo agli ideali del padre, in particolare al nazionalismo pangermanista. Tra i pensatori che Hitler ha modo di apprezzare negli anni della sua formazione vi sono una serie di personalità bizzare, dedite a studi esoterici e alla politica. Il primo di questi è il viennese Guido von List, che si attribuisce il predicato nobiliare “von” perché appartenente, a suo dire, alla “razza dei dominatori ariani”.
Il von List è un personaggio barbuto, con l’aria profetica, fondatore di associazioni segrete e autore di romanzi e di scritti teorici, in cui addita soprattutto i nemici della razza ariana: “la Chiesa cattolica, gli ebrei, i massoni”. Tutti in un unico minestrone. “Il clero romano”, sostiene, mira ad “annientare e soffocare costumi e abitudini tedeschi, mentalità tedesca e diritto tedesco”.
LE CONVERSAZIONI A TAVOLA DI HITLER
“Conversazioni a tavola di Hitler”, da poco ristampato in Italia, dopo 50 anni, dalla Libreria editrice Goriziana (2010).
Si tratta dei discorsi tenuti da Hitler “all’apice del suo successo, durante il primo anno della sua guerra d’aggressione contro la Russia. Con la prospettiva di una vittoria totale, Hitler guarda fiduciosamente alla realizzazione di tutti i piani ambiziosi già adombrati sedici anni prima nel Mein Kampf” ( dall’introduzione di Hugh R. Trevor Roper).
Questi discorsi, confidenziali, con gli invitati che di volta in volta accedono a lui, vengono trascritti a partire dal 5 luglio 1941 per ordine di Martin Bormann, capo della cancelleria del partito e segretario del Fuhrer.
Bormann, per capire brevemente l’uomo, è considerato l’ “uomo ombra” di Hitler ed è un violentissimo nemico del cristianesimo, oltre che degli ebrei. “La religione cristiana, scrive, è un veleno, di cui poi è molto difficile liberarsi e che infetta i bambini”.
Spinto proprio da questa convinzione egli si occupa “con particolare tenacia di prosciugare le fonti economiche delle Chiese. Durante tutta la guerra ordinò la requisizione di patrimoni di istituzioni ecclesiastiche, pretese da loro contributi finanziari sempre maggiori” e fa tutto quello che è in suo potere, per rendere difficile la vita dei credenti e per assoggettare i religiosi che “si rifiutano di fungere da strumenti” del regime.
Anzitutto Hitler ritiene che il Cristianesimo sia una delle manifestazioni della perfidia ebraica: parla quindi esplicitamente di “cristianesimo ebraico”. “Il cristianesimo, afferma la notte del 20 febbraio 1942, costituisce il peggiore del regressi che l’umanità abbia mai potuto subire, ed è stato l’Ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla quindici secoli indietro”. Il cristianesimo infatti si è posto alla testa dei più miserabili, degli schiavi, dei malriusciti, con le sue teorie “egualitarie” nate per “conquistare un’enorme massa di gente priva di radici”.
Soprattutto è interessante che Hitler condivida coi comunisti-bolscevichi, verso cui dichiara il suo odio, e con cui si alleerà per scatenare il secondo conflitto mondiale, due idee:
La prima: che il cristianesimo sia contro la scienza e la ragione (oltre che dello Stato laico).
La seconda: che sia condannato a sparire col tempo, automaticamente, soffocato dall’affermarsi del nazismo trionfante e liberatore.
Anche Marx aveva creduto lo stesso; anche i bolscevichi spiegavano, in quegli stessi anni, che la Chiesa non avrebbe retto il confronto con la scienza, la modernità ed il progresso, e sarebbe sparita da sola, una volta instaurata la società giusta, perfetta, egualitaria, in una parola, comunista. Senza bisogno di persecuzioni (che invece, poi, ci furono eccome).
Hitler, anche qui in perfetta sintonia col pensiero marxista – che sarebbe giunto a condannare la teoria del Big Bang come evidentemente creazionista-, non crede all’idea biblica, ma si schiera per una evoluzione auto-guidata da una forza creatrice e divina immanente.
In più occasioni egli ribadisce che la visione scientifica della realtà non vede uno “iato tra il mondo organico e il mondo inorganico”, checché ne dica la Chiesa. Non vi è infatti, in una visione panteista, una vera differenza ontologica tra uomini e animali (di qui anche la sua passione per il vegetarianesimo e i suoi continui richiami al suo amore per gli animali).
Inoltre, nella visione evoluzionista di Hitler, l’uomo come individuo singolo, coerentemente, non esiste. Ciò che conta è solo la razza, la specie: “ho imparato che la vita è una lotta crudele, il cui unico fine è la conservazione della specie. L’individuo può scomparire, purché ci siano altri uomini a sostituirlo”.
Proprio in nome di questa visione arriva a giustificare le guerre in cui milioni di singoli uomini periscono, per il bene della razza ariana. Hitler giunge persino ad accenti violentemente ecologisti: “l’uomo è indubbiamente il microbo più pericoloso che si possa immaginare. Sfrutta il suolo che ha sotto i piedi”, causando le “catastrofi che si verificano periodicamente sulla faccia della terra”. Non crede dunque ad un Dio personale, che crea ed ama ogni sua singola creatura.
Rimane una domanda: come valutava Hitler l’azione della Chiesa rispetto al nazismo?
Lui, personalmente, non aveva dubbi: “Ho conquistato lo Stato a dispetto della maledizione gettata su di noi dalle due confessioni”, quella cattolica e quella protestante (13 dicembre 1941); “Un male che ci rode sono i nostri preti delle due confessioni. Attualmente non posso dar loro risposta che si meritano, ma essi non perderanno nulla ad aspettare. Ogni cosa è trascritta nel mio registro. Verrà il momento in cui regolerò i miei conti con loro e non prenderò vie traverse” (8 febbraio 1942); “Ora la principale attività dei preti consiste nel minare la politica nazionalsocialista” (7 aprile 1942); i preti oggi ci insultano e ci combattono, “si pensi per esempio alla collusione tra la Chiesa e gli assassini di Heydrich… Mi è facile immaginare che il vescovo von Galen sappia perfettamente che a guerra finita regolerò fino al centesimo i miei conti con lui…” (4 luglio 1942); “Il clero è un rettile…il vescovo Preysing è un rettile… La Chiesa cattolica non ha che un desiderio: la nostra rovina” (11 agosto 1942)…
(Fonti: Francesco Agnoli “Novecento: il secolo senza croce”- SugarCo 2011- articoli di UCCR)

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Posted on 27 gennaio 2017Posted in Cristiani perseguitati
ACS Aiuto alla Chiesa che soffre: aiutare i cristiani perseguitati per sconfiggere il virus dell’estremismo islamista
L’ISIS ha firmato la rivendicazione dell’attentato compiuto il 31 dicembre 2016 nella discoteca Reina di Istanbul (39 morti e 69 feriti), e lo ha fatto precisando che l’attacco è stato portato contro uno dei nightclub “dove i Cristiani celebrano la loro festa apostatica”. Il messaggio politico è diretto alla “protettrice della croce”, cioè la Turchia http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/istanbul-capodanno-strage-discoteca-reina-club-killer-fuga-f1a9c3bb-1fb9-4628-9dfe-f731132a474c.html
La discoteca si trova a Ortakoy, la parte più europea di Istanbul. “L’ISIS conferma la propria strategia politica, dimostrando di avere le idee perversamente chiare. Dobbiamo domandarci se in Europa siamo in grado di contrapporre una strategia altrettanto chiara ed efficace.”. Il Direttore di ACS-Italia (Aiuto alla Chiesa che soffre, fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata), Alessandro Monteduro, commenta così la rivendicazione del sedicente Stato Islamico.
“Dobbiamo essere consapevoli che l’ideologia dell’estremismo politico-religioso di matrice islamica è viva, e si diffonde sotto diverse sigle. La nostra Fondazione non entra nel merito delle valutazioni politiche, ma di certo dobbiamo dire che il sostegno ai Cristiani e alle altre minoranze perseguitate non è un semplice atto di carità”.
“Ogni contributo a favore dei perseguitati in Medio Oriente, e nelle altre aree di crisi, prosegue Monteduro, “è estremamente prezioso per loro, ma garantisce anche altri effetti positivi, di cui beneficiano tutti: rafforza il loro tessuto sociale, generando anticorpi contro il virus dell’estremismo, e permette a singoli e gruppi la permanenza in patria, scongiurando il fenomeno dei flussi migratori non volontari. Favorisce anche il depotenziamento del terrorismo diffuso in Occidente, e la riduzione della pressione migratoria, che genera conflitti sociali.”.
La minaccia terroristica purtroppo non è distante da noi, perché, “come spiega il comunicato dell’ISIS, per loro noi siamo parte del grande nemico occidentale. Dobbiamo essere consapevoli che la solidarietà nei confronti dei nostri fratelli perseguitati, ovunque essi siano, ci consolida come comunità e ci rende capaci di respingere gli attacchi, attacchi che possono provenire dall’esterno, ma anche dall’interno, da giovani che trovano un senso esistenziale solo all’ombra delle bandiere nere. Sono persone che si formano e si informano in Europa, ma la cui matrice culturale resta l’estremismo islamico.”. Per tutti questi motivi, conclude il Direttore di ACS-Italia “quando un italiano sostiene i progetti a favore dei Cristiani perseguitati aiuta concretamente i suoi fratelli, ma indirettamente aiuta anche i propri figli a vivere in una società libera dal terrore.”.
http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/monteduro-acs-italia-aiutare-i-cristiani-perseguitati-per-sconfiggere-il-virus-dellestremismo/
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Posted on 4 gennaio 2017Posted in Cristiani perseguitati
La Chiesa con ACS in onore di Asia Bibi: nel 2017 importanti interventi in aiuto alle donne cristiane perseguitate in Pakistan
La Chiesa con ACS in onore di Asia Bibi: nel 2017 importanti interventi in aiuto alle donne cristiane perseguitate in Pakistan
Rapimenti, matrimoni forzati, espropri di case e terreni, attentati contro chiese e luoghi di ritrovo, e l’ingiusta legge anti-blasfemia brandita come una spada per silenziare le minoranze religiose. Il Pakistan rientra sicuramente in quel novero di Paesi in cui i soprusi contro la comunità cristiana assumono i contorni di una sistematica persecuzione avallata da molti settori delle società e degli apparati dello Stato.
Per questo motivo la sezione italiana della fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre (Acs- Italia) ha deciso di iniziare il 2017 finanziando due progetti tesi ad aiutare le donne cristiane pakistane:Formiano giovani ostetriche e Aiutiamo le donne povere. Il primo programma è condotto dalla Women Shelter Organization, un’organizzazione fondata nel 1987 per prendersi cura delle donne che, specie nelle aree rurali, hanno subito violenze domestiche e abusi sessuali, e di quante sono costrette ai matrimoni forzati. L’iniziativa per la formazione di ostetriche riguarderà 75 professioniste in 15 aree del distretto di Faisalabad, che saranno preparate a prestare assistenza sanitaria alle donne in procinto di partorire nelle aree rurali.
Il secondo progetto, Aiutiamo le donne povere, ha l’obiettivo di sostenere l’attività del “Crisis Intervention Center” di Lahore. Il Centro è stato fondato dalle Suore del Buon Pastore per aiutare ragazze e donne povere, e in situazione di difficoltà psicologica. In particolare sono seguite le ragazze madri che per questa loro condizione di solito vengono emarginate dalla società. Negli ultimi quattro anni le Suore del Buon Pastore hanno salvato 62 donne, soprattutto grazie anche alla cura dell’aspetto spirituale delle ragazze che si rivolgono a questa struttura. Ovviamente le ospiti vengono aiutate anche dai punti di vista sanitario e legale, e le analfabete imparano a leggere e scrivere. ” L’aiuto che abbiamo promesso attraverso il progetto Aiutiamo le donne povere servirà a coprire i costi operativi del Centro per i prossimi 5 anni”, afferma Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia, che riferisce quanto Suor Maqsood Kala RGS ha comunicato alla fondazione: «Il vostro aiuto ci consente di aiutare le donne, affinché vivano una vita dignitosa. Grazie da tutte noi!».
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ASIA BIBI con due dei suoi 5 figli, prima dell’arresto per “blasfemia” nel 2010
Entrambi i progetti sono dedicati ad ASIA BIBI, spiega Alessandro Monteduro. La donna cattolica, madre di cinque figli, ha appena passato l’ottavo Natale in carcere, mentre resta in attesa della decisione della Corte suprema, riguardo alla sospensione della condanna a morte subita per un’infondata accusa di blasfemia. Nel suo povero Natale, celebrato in carcere in un incontro di soli trenta minuti con il marito e le due figlie, Asia Bibi lancia un solo messaggio al mondo che segue col fiato sospeso la sua vicenda: «Vorrei solo dire che non odio nessuno. Non odio quanti mi hanno fatto soffrire in tutti questi anni. Perdono tutti e prego per quanti mi hanno fatto del male».
Dopo le parole di perdono e di benedizione, «Asia ha voluto ringraziare nuovamente Papa Francesco e quanti continuano a pregare per lei», riferisce Nadeem, tutore della famiglia di Asia Bibi«E ha espresso la convinzione che, grazie alla volontà di Dio, sarà presto libera».
Benedire una vita sfregiata da un’ingiusta condanna a morte e benedire i propri persecutori non è opera umana e non può essere che dono inestimabile della grazia di Dio.
“Il ruolo e la figura di Asia Bibi resta centrale ed esemplificativo della condizione delle donne cristiane e della battaglia per la libertà religiosa in Pakistan”, sottolinea Monteduro. Nel Paese asiatico, nato nel 1947 dalla separazione dall’India, l’Islam è religione di Stato e la conoscenza del Corano è di fatto obbligatoria se si vuole migliorare il proprio stato sociale, esiste inoltre un gruppo di avvocati, il Khatm-e-Nubuwwat Lawyers’ Forum, che ha lo scopo dichiarato di far applicare rigorosamente la legge anti-blasfemia. Succede così che siano almeno 17 i condannati per blasfemia rinchiusi nei bracci della morte. Ed è in questo contesto che molti cristiani vivono un calvario quotidiano rispetto al quale – denuncia il Direttore di Acs – la comunità internazionale non mostra la benché minima intenzione di intervenire.
Nessuna voce si alza nemmeno dalle platee del femminismo internazionale se si tratta di condannare la piaga dei matrimoni forzati ai danni delle donne non musulmane. Secondo alcune stime riportate da Acs, ogni anno almeno mille giovani cristiane e indù vengono sposate e convertite contro il loro volere. Conversione all’Islam che viene usata come scappatoia legale, per evitare conseguenze penali, da parte di coloro che compiono stupri e rapimenti. Emblematico il recente caso di Nabila Bibi, rapita davanti alla sua famiglia da quattro scagnozzi per conto di un ricco signore musulmano, il quale ha potuto fare affidamento anche sulle reticenze della polizia nel raccogliere la denuncia del padre della ragazza.
La connivenza delle forze di sicurezza e delle autorità politiche locali è anche alla base del fenomeno del land-grabbing, ovvero l’appropriazione indebita di terreni di cui sono vittime i contadini cristiani più poveri. Proprio ieri l’agenzia Fides ha dato notizia dell’ultimo episodio, registrato nel distretto di Hyderabad, a Sukkur, dove apparti mafiosi in combutta con la polizia hanno pianificato un’aggressione contro gli abitanti cristiani, cercando di scacciarli dalle loro proprietà. Il cristiano Munawar Gill, residente nell’area, ed ex funzionario della diocesi anglicana di Hyderabad, ha spiegato che nelle scorse settimane alcuni uomini di sono presentati nell’area dell’insediamento cristiano di Sukkur, mostrando una documentazione falsa e rivendicando il diritto di proprietà.
Chi si oppone a questo stato delle cose rischia la vita, come il governatore del Punjab ucciso nel gennaio del 2011 dalla sua guardia del corpo per aver criticato la legge sulla blasfemia; solo due mesi più tardi la stessa sorte è toccata al ministro Shahbaz Bhatti, colpito dagli estremisti il 2 marzo del 2011 per aver tentato di modificare questa norma. E nel 2014 non è andata meglio all’avvocato per i diritti umani, Rashid Rehman, uno dei pochi legali che hanno avuto il coraggio di difendere in tribunale persone accusate di blasfemia.
E poi ci sono gli attentati; l’ultimo, la scorsa Pasqua, ha colpito le famiglie cristiane riunite in un parco di Lahore, 78 le vittime totali, tra cui anche 31 bambini. In un quadro che resta negativo, l’iniziativa di Acs assume quindi la forza di un gesto che rompe il muro di silenzio e di intolleranza che pesa sulla coscienza di tutta la comunità internazionale.
Fonti
http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/due-progetti-per-iniziare-il-2017-aiutiamo-le-donne-cristiane-in-pakistan-a-vivere-con-dignita/
http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/23/nuovo_natale_in_carcere_per_asia_bibi/1281280
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Posted on 4 gennaio 2017Posted in Cristiani perseguitati
Mary Wagner, cattolica, in carcere perchè lotta contro l’aborto in USA
Mary Wagner, cattolica, in carcere perchè lotta contro l’aborto in USA
Mary Wagner, 42 anni, è stata di nuovo arrestata il 12 dicembre 2016 presso la clinica abortista Bloor West in Canada, solo perchè pregava davanti alla clinica, donava rose bianche e la Medaglia miracolosa della Madonna alle donne, cercando di dissuaderle dall’ uccisione del proprio bimbo in grembo, dalla violenza dell’aborto…L’ipocrita accusa che Mary subisce dal governo americano, da dieci anni a questa parte, sarebbe quella di infrangere il divieto di manifestare entro un certo raggio di metri dall’ingresso dagli ospedali del paese. Il diritto alla vita dei bambini non nati e l’obiezione di coscienza non hanno alcun valore per la legge.
Suor Immolatia della Fraternità dei Poveri di Gesù Cristo, una fraternità cattolica fondata quindici anni fa in Portogallo per aiutare tutti i poveri, i senzatetto e i carcerati, ha visto l’arresto di Mary Wagner ed in un’intervista a Lifesite news ci parla di lei:
“Mary è prigioniera per amore e per testimoniare la santità della vita attraverso il rifiuto di obbedire a leggi ingiuste; indirizzando la sua libertà verso Dio e per conto di chi non ha voce, bambini non ancora nati indifesi e le loro madri. Mary anche se dietro le sbarre, è più libera di tutti noi “, ha dichiarato Suor Immolatia, ” Non c’è vera libertà se non al servizio di ciò che è buono e giusto”.
Mary Wagner capì che questa era la sua missione durante la giornata mondiale della gioventù di Denver nel 1993, quando ad appena 19 anni si convertì sentendo san Giovanni Paolo II tuonare contro l’aborto e l’eutanasia, chiedendo ai giovani di “uscire per le strade e nei luoghi pubblici come i primi apostoli”. Avvertendo una grande chiamata la giovane non si sottrasse, anche se all’inizio pensò di doversi sacrificare per riparare all’aborto tramite una vita contemplativa. Ma la preghiera la condusse a comprendere che la sua missione per dare voce ai senza voce più poveri, i bambini in grembo, doveva essere pubblica.
“Dobbiamo fare tutto per Cristo”. Questa l’unica ragione valida per muoversi, scrisse tempo fa in una lettera pasquale dal carcere: “Cristo nascosto nelle dolorose sembianze dei poveri, così poveri che non riusciamo nemmeno a vederli o sentirli”.
Il vescovo di Bombay, Oswald Gracias, fra i cardinali chiamati da Papa Francesco per la riforma della curia, andò a trovarla in carcere nell’agosto del 2013. Uscito non ebbe più dubbi: “Mi si è chiarito che Mary ha una missione” e che il suo non “è un futile esercizio per combattere i mulini a vento e anche se avesse salvato una sola vita ne sarebbe valsa la pena”, perché “Dio la chiama a fare questo, a testimoniare il dono e la santità della vita umana”. Allora parlò anche il cappellano del carcere, Paul Hrynczyszyn: “Penso che sia una santa”, disse. Anche perché “aiuta molte donne a tornare alla fede”.wagnerDopo quest’ultimo arresto, per cui Mary ha passato un altro Natale in prigione, il commento più bello è stato quello della sua amica e sostenitrice, suor Immolatia:
“La mia risposta alle espressioni di disagio legate all’arresto è che l’amore radicale e sovversivo che Mary sta vivendo, il sacrificio personale e gli stenti sono necessari”. Mary, anche questa volta è entrata nella clinica per pregare le madri di non uccidere i bambini in grembo, offrendo loro un mazzo di rose rosse e bianche, con una medaglia della Madonna miracolosa e un bigliettino con le informazioni per trovare aiuto nell’affronto della gravidanza. Siccome poi è girato il video dell’arresto, in cui Mary Wagner ha il volto molto provato, suor Immolatia ha continuato: “Le persone me lo hanno descritto come afflitto e triste”. E “in effetti il suo volto è espressione del suo cuore agonizzante, ma bisogna che comprendiamo quale sia la fonte del suo dolore: era davanti a tante donne che avevano programmato la morte dei loro figli. Lei era lì testimone di questa scena orribile e il fatto che ha trovato cuori così duri e chiusi al Vangelo della vita è stato come una spada per l’anima di Mary”.
Ma a chi si è limitato allo sdegno di fronte all’arresto di Wagner, Suor Immolatia si è rivolta così: “L’unica risposta adeguata è quello che credo Gesù, come Mary, direbbe: “Non piangete per me, non lamentatevi per il mio arresto e detenzione, piangete piuttosto per questi, i più piccoli dei nostri fratelli e sorelle, i Santi Innocenti, che sono massacrati, fatti a pezzi, le cui grida fragili non vengono sentite, i cui corpi smembrati e insanguinati vengono gettati nella pattumiera o trattati come materiali da ricerca”. Soprattutto, “non considerate il suo sacrificio personale come il fatto di essere rinchiusi in una prigione provinciale. Perché Mary sebbene sia dietro a delle sbarre di ferro è più libera di tutti noi, diventando una prigioniera di amore e una testimone della santità della vita con il suo rifiuto di obbedire alle leggi ingiuste, con l’indirizzare la sua libertà verso Dio, a fianco dei senza voce e degli indifesi non nati e delle loro madri. Mary è libera nel vero senso della parola”.
La sua pace è tale che tante carcerate grazie a lei e con lei si riconciliano con Dio e ricominciano a pregare, soprattutto per i bambini uccisi e per le loro madri.
La prossima comparizione in tribunale di Mary Wagner è in programma per il 29 dicembre, alle Room 111, tribunale Old City Hall tribunale , alle ore 9:00
Per coloro che vogliono scrivere a Mary e sostenerla, il suo indirizzo è: Mary Wagner, c/o Centro Vanier carcere femminile, PO Box 1040, 655 Martin St., Milton, ON, L9T 5E6.
Fonte
https://www.lifesitenews.com/news/pro-life-prisoner-mary-wagner-will-remain-in-jail-for-christmas

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Posted on 29 dicembre 2016Posted in Aborto “rito sacro” per i satanisti, Cristiani perseguitati
“La Chiesa insieme a Papa Francesco sta lavorando su diversi fronti per la liberazione di Padre Tom”: Mons Hinder
“La Chiesa insieme a Papa Francesco sta lavorando su diversi fronti per la liberazione di Padre Tom”: Mons Hinder
Dopo mesi di silenzio, il 27 dicembre 2016 è emerso un video di p. Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano sequestrato da un commando estremista riconducibile allo Stato islamico (ISIS) ai primi di marzo nel sud dello Yemen. Nel filmato caricato su Facebook e YouTube (clicca qui per vederlo), il sacerdote declina le proprie generalità e si rivolge al governo indiano e alla comunità cattolica, fra cui Papa Francesco, chiedendo aiuto.
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PADRE TOM NEL VIDEO
P. Tom nel video racconta che “sono trascorsi diversi mesi” dal giorno del sequestro e “i miei rapitori hanno contattato a più riprese il governo indiano”, nel tentativo di raggiungere un accordo “per il mio rilascio”. Commentando il video, il ministero indiano degli Esteri (Mea) ha parlato di contatti regolari con le autorità locali in Yemen per giungere alla liberazione del sacerdote.
Dal 4 marzo 2016 p. Tom Uzhunnalil è nelle mani del gruppo jihadista, con tutta probabilità legato allo Stato Islamico ISIS, che ha assaltato una casa di riposo per malati e anziani delle missionarie della Carità ad Aden, nel sud dello Yemen. Nell’attacco sono state massacrate quattro suore di Madre Teresa e altre 12 persone, presenti all’interno della struttura.
A Pasqua erano circolate voci – senza fondamento – di un piano elaborato dai rapitori che prevedeva la tortura, l’uccisione e la crocifissione del sacerdote il 25 marzo 2016, in concomitanza con il Venerdì Santo. Voci smentite a più riprese dai salesiani e dal Vicariato d’Arabia, ma che hanno alimentato i timori sulla sorte del sacerdote indiano. In risposta, la Famiglia salesiana aveva chiesto di pregare in occasione del Giovedì Santo e nelle principali celebrazioni della festa.
“L’elemento positivo” del video diffuso ieri dai sequestratori di p. Tom è “il fatto che il sacerdote è, o sembra essere, ancora vivo”; di contro, vi è anche un “aspetto negativo, sembra infatti che egli parli sotto pressione e secondo le indicazioni dei rapitori”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), commentando il filmato in cui il salesiano indiano si rivolge al governo di New Delhi, alla comunità cattolica e a papa Francesco chiedendo aiuto per la sua liberazione. “È evidente – prosegue il prelato – che p. Tom è stato informato male, perché non è vero che non è stato fatto nulla sinora. Non posso fornire dettagli, ma si sta lavorando su diversi fronti per cercare di ottenere il rilascio”.
Dal primo giorno del suo sequestro la Chiesa ha rilanciato numerosi appelli “fino ai più alti livelli” per assicurarne la liberazione e sono in atto “sforzi concreti” in collaborazione con canali diplomatici internazionali e locali. E lo stesso papa Francesco, ricorda il vicariato d’Arabia, ha ricordato in passato il sacerdote indiano chiedendo la sua liberazione e quella di tutte le persone imprigionate nelle aree teatro di conflitti armati.
E lo stesso mons. Hinder nel contesto delle recenti celebrazioni natalizie ha rinnovato l’appello alla preghiera per il rilascio di p. Tom. In particolare, durante la messa del 25 dicembre, in cui ha pregato assieme alle decine di migliaia di fedeli riuniti nella chiesa parrocchiale di san Giuseppe ad Abu Dhabi per la salute del sacerdote indiano. Preghiere e vicinanza sono state espresse anche dalle varie comunità salesiane sparse per il mondo e dalla Conferenza episcopale indiana.
La nota del vicariato ricorda che le informazioni ufficiali e affidabili sulla sorte di p. Tom si possono trovare sul sito stesso del vicariato (http://www.avosa.org) o sul portale del salesiani (http://www.infoans.org). “Chiediamo ai fedeli – conclude il messaggio – di non farsi immischiare in un ciclo di disturbo e di diffusione di notizie non confermate sui social media, ma di continuare a pregare per p. Tom e per i canali aperti nel tentativo di giungere alla sua liberazione”. (DS)
Papa Francesco proprio il 26 dicembre, festa del protomartire Santo Stefano, ha pregato all’Angelus per tutti i martiri cristiani di oggi, affermando che il martirio “continua ad essere presente nella storia della Chiesa, da Stefano fino ai nostri giorni”. “Il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage. Per questo c’è opposizione tra la mentalità del Vangelo e quella mondana. Seguire Gesù vuol dire seguire la Sua Luce, che si è accesa nella notte di Betlemme, e abbandonare le tenebre del mondo”. E a braccio ha aggiunto: “Ricordiamo che Gesù stesso pregò il Padre per proteggerci dal cattivo spirito mondano… Siamo vicini anche con il nostro pianto a quanti subiscono oggi il martirio. I martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli e uccisi con la stessa crudeltà”.
Fonte
http://www.asianews.it/notizie-it/Mons.-Hinder:-elementi-%E2%80%9Cpositivi-e-negativi%E2%80%9D-dal-video-di-p.-Tom,-lavoriamo-per-la-liberazione–39506.html
http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-S.-Stefano,-anche-oggi-la-Chiesa-sperimenta-dure-persecuzioni-fino-alla-suprema-prova-del-martirio-39498.html

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